Ad Herennium - Mnemotecniche

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Ad Herennium

Il mondo classico

Nell'opera intitolata "Rhetorica ad Herennium", il più antico trattato di retorica latina conosciuto, databile attorno al 90 a.C., attribuito da taluni a Cicerone, ma del quale s'ignora l'autore, si delinea, tra l'altro, il profilo dell'ars memoriae.

Le memorie sono di due tipi: naturale, la quale è ingenita nelle nostre menti ed è nata insieme con il pensiero, artificiale, la quale si rafforza con l'insegnamento e con un certo tipo di stimolazione.

La memoria, naturale o artificiale, serve a ricordare idee, concetti, cose... (memoria rerum) o parole (memoria verborum).

Per la memoria artificiale, basata sull
'esperienza e sulla conoscenza di alcune regole "naturali", sono necessari "luoghi", "immagini" e l'adozione di una serie di "accorgimenti artificiali" diversi, a seconda che si voglia ricordare e quindi, raffigurare idee, concetti, cose... (memoria rerum) o parole (memoria verborum).

La memoria artificiale dunque è basata su luoghi e  immagini, ma ATTENZIONE: "
(...) l'arte è inefficace senza intenso  assiduo esercizio, così veramente nella mnemonica vale ben poco la dottrina, se non è avvalorata dalla operosità, dallo studio, dal lavoro, dalla diligenza (...)".



La descrizione dei luoghi

I luoghi, sia che si voglia raffigurare  idee, concetti, cose… (memoria rerum) sia che si voglia raffigurare parole (memoria verborum),  devono  essere:

numerosi: "
(...) se vogliamo ricordare  è necessario  predisporre molti luoghi, sicché possiamo col locare molte immagini nei molti luoghi  (...) i luoghi sono quelli formati  dalla natura  o dalla mano dell’uomo delimitatamente compiutamente, rilevantemente o nde li possiamo facilmente con la naturale memoria afferrare e abbracciare: come, casa, intercolunnio , angolo, fornice e altre cose che sono simili a queste (...).  Al modo  dunque   che quelli che conoscono le lettere, possono con esse scrivere quel che si detta, e leggere quel che hanno scritto, così quelli che han no appreso la mnemonica, possono, quel che hanno ascoltato, collocarlo nei luoghi, e proferire da questi     mnemonicamente. Infatti i luoghi sono molto simili   alla cera o alla carta , le immagini alle lettere, la    disposizione e collocazione delle immagini alla scrittura, il proferimento alla lettura"; (...)  "potrai curare  di avere tanti più luoghi possibili e quanto più possibile adattati ai precetti (...)";

ordinati:
"
(...) perché non siamo talvolta impacciati dalla confusione dell'ordine a potere, da qualunque luogo  piacerà, o dalla parte superiore o da quella inferiore, scorrere le immagini, e a esprimere quelle cose che saranno state affidate ai luoghi: infatti, come, se avremo osservato parecchie persone cono sciute che stanno in ordine, non ci farebbe differenza, se cominciamo a dire i loro nomi o dall'alto o dal basso o dal centro, così avverrà per i luoghi disposti con ordine, che, sollecitati dalle immagini, possiamo dire da ciascun luogo piacerà, in qualunque direzione, quello che avremo affidato ai luoghi:  perciò  è bene predisporre anche i luoghi secondo un ordine (...)" ;
memorizzati: "
(...) bisognerà ben bene studiare i luoghi che avremo assunti, onde ci possano rimanere impressi durevolmente: ché  le immagini, al pari delle lettere, si cancellano quando non ne usiamo; i luoghi, come la cera, devono durare (...)";
contrassegnati ogni cinque: "
(...) in tal maniera, se porremo nel quinto logo una mano d'oro, se nel decimo porremo qualcuno conosciuto, il cui prenome sia Decimo; sarà quindi facile porre successivamente simili contrassegni  in ciascun quinto luogo (...)";
ubicati in posti poco frequentati: "(...)  è più conveniente disporre i luoghi in una plaga abbandonata che in una frequentata, per il fatto che l'affollamento e il viavai di persone disturba e indebolisce i  segni delle sembianze, la solitudine serba  intatte le figure delle immagini (...)";
diversi per forma e per natura, perché possano stagliarsi nitidi: "
(...) se infatti qualcuno si sarà scelti molti intercolunni, sarà disturbato dalla somiglianza, che non sa quel che abbia incluso in ciascun luogo (...)";
di grandezza limitata e media: "
(...) quelli ampi oltre modo rendono le immagini sfocate, e quelli troppo stretti  spesso pare che non possano contenere la collocazi one delle immagini (...)";
adeguatamente illuminati: "
(...)  non devono essere né troppo luminosi né fortemente oscuri,  perché le immagini non siano  offuscate dall'oscurità o non abbaglino per luminosità (...)";
mediamente distanti: "
(...) poco più o poco meno di trenta piedi circa: infatti, come la vista così il pensiero ha meno vigore, sia che tu abbia  troppo allontanato sia che grandemente abbia avvicinato quel che bisogna  osservare (...)";
anche immaginari: "
(...) sarà dato di  formarsene lui quanti più vorrà. L'immaginazione infatti può contenere un'area  qualsivoglia, e in essa e fabbricare e apparecchiare a suo talento un edificio d'un certo luogo. Per cui sarà permesso, se non saremo soddisfatti di una tale disponibile scelta, formarci noi stessi con la nostra immaginazione uno spazio e disporvi una varietà opportunissima di luoghi appropriati (...)".



La descrizione delle immagini

Le immagini "
(...) sono certe figure e segni e sembianze di quella cosa, che vogliamo ricordare: del genere quali: cavalli, leoni,  aquile (...)", per la cui realizzazione è necessario seguire serie di indicazioni, che possono differire se ciò che si vuole raffigurare riguarda:
.. idee, concetti, cose... (memoria rerum);
.. parole (memoria verborum).



La Memoria rerum

Le immagini (o simboli) possono, ognuna, racchiudere la memoria di tutto un fatto e devono essere collocate con un preciso ordine e simili  alle idee, ai concetti od alle cose e le somiglianze saranno differenti a seconda che si voglia ricordare "cose" o "parole":

  • la somiglianza alle cose si esprime quando procuriamo figurazioni per sommi tratti degli   stessi fatti;

  • la somiglianza alle parole si foggiano quando si segna con un'immagine la memoria  di ciascun nome e vocabolo.


A titolo di esempio si spiega: "
(...) se l'accusatore avrà detto che un uomo è stato ucciso dall'imputato col veleno, e avrà accusato che è stato fatto per ragione di eredità, e avrà detto che di quel fatto vi  sono molti testi e complici: se questo dato per primo vorremo ricordare perché ci sia pronto per difendere, nel primo luogo figureremo l'immagine dell'intera vicenda: foggeremo un malato giacente sul letto, quello stesso di cui si tratterà, se riterremo la sua fisionomia; se non quello, prenderemo qualcun malato, ma non d'infima estrazione, onde immediatamente possa venirci in mente. E porremo presso il letto di quello l'accusato, che reca nella destra una tazza, nella sinistra le tavolette (30) (testamentarie), nell'anulare testicoli d'ariete (31); a questo modo potremo aver la memoria e dei testimoni e dell'eredità e dell'ucciso con veleno. Parimenti porremo seguitamente  nei luoghi con ordine tutte le altre accuse; e quante volte vorremo ricordare una cosa, se ci varremo di un preciso assetto di figure e di una diligente delineazione di immagini, facilmente seguiremo con la memoria quelle cose che vorremo (...)" .

Dall'esempio è possibile definire una serie di comportamenti da adottare:

  • immaginare la scena del fatto e collocarla, idealmente, in un luogo;

  • immaginare il soggetto del fatto, se conosciuto, o un soggetto che torni subito in mente;

  • raffigurare un'immagine per ogni elemento costitutivo del fatto (tazza per il veleno, tavolette testamentarie per il testamento...);

  • dislocare le immagini nei luoghi con un preciso assetto: (esempio avendo, idealmente in mente: un rettangolo,  (collocando le immagini in ogni angolo e magari sfruttando anche il centro di questo), un orologio (ore 3, 6, 9 e 12) oppure i punti cardinali (nord, est, sud, ovest).

Nulla o quasi si dice circa il come collegare o associare le immagini (raffiguranti i vari elementi) tra loro e nei luoghi desiderati.



La Memoria verborum

Per la creazione delle immagini d'ausilio alla memoria verborum, per le raffigurazioni delle parole, "
(...) ci sottoporremo a più grave difficoltà e maggiormente impegneremo la nostra intelligenza (...)."

Qualora dovessimo memorizzare la frase:

"
(...) Iam domuitionem reges Atridae parant [Ormai i re Atridi preparano il ritorno a casa] (...)"

"
(...) Bisognerà procedere a questo modo: (bisognerà) nel luogo sistemare un Domizio che leva le mani al cielo, mentre è sferzato dai Marci Re: questo sarà: «Ormai i re il ritorno a casa»; nel luogo seguente (figurare)  che Esopo e Cimbro siano, come nella Ifigenia, truccati da Agamennone da Menelao: ciò varrà: «Gli Atridi preparano». In questo modo tutte le parole saranno state rappresentate. Ma questa raffigurazione di immagini allor varrà, se con tale figurazione avremo eccitato la memoria naturale, onde, fissato il verso, noi per prima cosa ci ripetiamo quel verso due o tre volte, quindi allora rendiamo le parole con le immagini. A questo modo con la disciplina si sopperirà alla natura, perché l'una separata dall'altra sarà meno valida, ma in maniera che vi sia molto più sussidio nella dottrina e nell'arte. Il che non avrei gravoso a insegnare, se non temessi che, quando mi fossi allontanato dal mio disegno, non altrettanto bene si manterrebbe questa chiara brevità di insegnamento (...)".

Dall'esempio è possibile cogliere una serie di regole da seguire:

  • è opportuno utilizzare contemporaneamente la memoria naturale e quella artificiale;

  • la frase da ricordare deve essere prima fissata nella memoria mediante ripetizione (due o tre volte);

  • le parole essenziali ("domuitionem reges" e quindi non anche l'avverbio "Iam") devono essere raffigurate in immagini, le quali devono essere collocate in uno o più luoghi, a secondo che sia opportuno o   meno  separarle (i Reges Marcii possono fustigare Domitium meglio se collocati nel medesimo luogo);

  • le immagini devono interagire tra loro, creando una scena, a coppia ("domuitionem reges"  - "Atridae parant");

  • tra le parole che vogliamo ricordare e le immagini ideate per raffigurarle, gioverà, laddove possibile,  mantenere le concordanze di tempi e persone verbali e di casi grammaticali,



Le regole per la formazione delle immagini

Considerato che "
(...) alcune immagini sono parte resistenti ed efficaci e valevoli a ricordare, altre parti sono fievoli e deboli sollecitano poco la memoria (...)", per la natura le immagini più efficaci    sono quelle:

  • indecenti, ripugnanti, insolite, grandi, incredibili, ridicole: "(...) Nessuno si  meraviglia del levare e  dell'andare e del tramontare del sole, per il fatto che avvengono ogni giorno; ma ci si sbalordisce delle eclissi di sole, perché accadono di rado, e delle eclissi di sole ci si sbalordisce maggiormente che di quelle  dì luna, per il fatto che queste  sono più frequenti (...)";

  • marcatamente somiglianti: con "rassomiglianze quanto più possibile marcate" ;

  • d’effetto: "né numerose né indistinte", ma "che facciano  qualche effetto";

  • bellissime o bruttissime: "di bellezza eccelsa o di singolare bruttezza";

  • abbellite, insanguinate, sporche di fango...: "(...) se alcune le abbelliremo,  come, se di corone o di veste purpurea, perché la rassomiglianza ci risulti più marcata; o se con qualche cosa le deturperemo,  come,   se una rappresentiamo insanguinata, o impiastrata di fango, o imbrattata di argilla rossa, onde più spiccante  ne sia l'aspetto (...)";

  • ridicole: se "(...) attribuiamo alle immagini talune caratteristiche ridicole: ché  anche questo farà che più facilmente siamo in grado di ricordare. Infatti quelle cose che, reali, noi ricordiamo facilmente, non è difficile anche ricordare le stesse immaginate e curatamente marcate. Ma questo bisognerà fare, che continuamente  con la mente rapidamente percorriamo ciascun primo luogo per mantener viva la memoria delle immagini (...)";

  • sulle quali ci si è esercitato maggiormente: "(...) sul collocamento delle  immagini è bene esercitarsi quotidianamente. Non già infatti qualche impedimento può distoglierci da questa operazione, come  più   d'una volta nelle altre applicazioni siamo distratti dalle faccende (...)".



In conclusione si può affermare: "
(...) Siamo colpiti dalle cose in modo diverso, personale. Chi è colpito più da una rassomiglianza, chi da un'altra. Infatti, come spesso, se avremo asserito che alcuna figura è simile a un qualcosa, non avremo tutti assenzienti, perché ad uno parrà una cosa ad altri un'altra, così avviene per le immagini, che, quella che da noi è  stata disegnata con precisione, paia agli altri poco spiccata. Perciò conviene che  ciascuno si procuri le immagini a suo piacere. Infine, è compito del maestro insegnare, come conviene che ciascuna cosa si cerchi, e far seguire, non tutti, ma uno o due modelli che saranno di quella specie, a mo' d'esempio, perché la nozione possa essere più chiara; come, quando trattiamo della ricerca dei proemi, indichiamo il metodo di cercarli, non formuliamo le mille specie di proemi, egualmente  credo convenga fare per le immagini (...)".


RHETORICA AD C. HERENNIUM
I Classici Collezione
Arnoldo Mondadori Editore SpA Milano - dicembre 2007
Da pag. 705 a pag 723


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