De Oratore - Mnemotecniche

Vai ai contenuti

De Oratore

Il mondo classico > Cicerone

Marco Tullio Cicerone nacque il 3 gennaio del 106 a.C. in località Ponte Olmo, nell'attuale territorio di Sora, in provincia di Frosinone.



MARCO TULLIO CICERONE


Nel De Oratore Cicerone racconta un episodio riguardante la fantastica memoria di Simonide di Ceo:

"(...) una volta Simonide stava  cenando a Crannone, in Tessaglia, a casa di Scopa, uomo ricco e nobile. Egli aveva cantato un'ode che aveva composto in suo onore, in cui aveva inserito molti riferimenti a Castore e Polluce, allo scopo di abbellirla, come fanno i poeti. Scopa, allora,  con eccessivo e gretto risentimento, gli disse che per quel componimento l'avrebbe ricompensato con metà della somma pattuita: il resto poteva chiederlo, se lo credeva opportuno, ai suoi Tindaridi, che aveva lodato tanto quanto lui. Poco dopo, Simonide  fu chiamato fuori: due giovani erano alla porta e lo chiamavano con grande insistenza. Egli si alzò, uscì, ma non vide nessuno. Nel frattempo, la sala in cui Scopa banchettava crollò, ed egli stesso morì con i suoi parenti sotto le macerie.  Quando i congiunti vollero seppellirli, non li poterono riconoscere in alcun modo, cosi maciullati; Simonide allora li identificò uno per uno per la sepoltura perché ricordava la posizione che ognuno di loro occupava durante il banchetto. Stimolato  da questo episodio, egli capì che l'ordine era l'elemento fondamentale per illuminare la memoria. Pertanto coloro che esercitano questa capacità della mente devono fissare dei luoghi immaginari, raffigurarsi con il pensiero ciò che vogliono ricordare  e collocarlo in questi luoghi: cosi l'ordine dei luoghi conserverà l'ordine delle cose e l'immagine delle cose indicherà le cose stesse; i luoghi saranno per noi come le tavolette di cera, e le immagini come le lettere. (...)"

Inoltre Cicerone ci spiega il più potente dei cinque sensi ed i precetti fondamentali dell'ars memoriae:

il primo dei 5 sensi (la vista) e le immagini: "(...) nella nostra mente prendono forma soprattutto le immagini delle  cose trasmesse e impresse dai sensi; fra tutti i nostri sensi, il più acuto è la vista: perciò  e possibile ricordare con molta facilità ciò che abbiamo percepito con l'udito o il pensiero se lo consegniamo alla mente anche con l'aiuto della  vista; così una forma visibile o un'immagine o un'effigie possono indicare cose nascoste e che  non cadono sotto il giudizio della vista con tanta efficacia da renderci quasi visibile ciò che a stento possiamo abbracciare con il pensiero.
(...)"

l'ordine: "
(...) Simonide (...) capì che l'ordine era l'elemento fondamentale per illuminare la memoria. Pertanto coloro che esercitano questa capacità della mente devono fissare dei luoghi immaginari,   raffigurarsi con il pensiero ciò che vogliono ricordare e collocarlo in questi luoghi: cosi l'ordine dei luoghi conserverà l'ordine delle cose e l'immagine delle cose indicherà le cose stesse; i luoghi saranno per noi come le tavolette di cera,   e le immagini come le lettere. (...)";

la disposizione e la registrazione: "
(...) nessuno ha una memoria tanto salda da ricordare l'ordine di tutte le parole o di tutti i nomi o di tutti i pensieri se non ha disposto  e registrato ogni cosa (...)";

l'importanza dei luoghi: "
(...) Per queste forme e per queste immagini corporee, così come per tutto ciò che ricade sotto la vista, c'e bisogno di una sede: infatti un corpo  non può essere immaginato senza  un luogo in cui collocarlo. (...) bisogna servirsi di molti luoghi, ben evidenti, chiari, situati a poca distanza l'uno dall' altro, e di immagini vive, intense, significative, che possano presentarsi alla mente  con prontezza e colpirla. (...)";

esercizio ed abitudine: "
(...) Questa capacità si sviluppa con l'esercizio, da cui nasce l'abitudine, e con la formazione di parole simili, scambiate e mutate nei casi o trasferite  dalla specie al genere, e con la rappresentazione  di tutto un pensiero nell'immagine di una sola parola, come fa un pittore grandissimo che, disponendo variamente le figure, distingue i vari piani di una pittura. (...)";

memoria  verborum: "
(...) La memoria delle parole (...) si distingue per una maggiore varietà di immagini. Vi sono infatti molte parole che, come articolazioni, mettono in connessione fra loro le parti dell'orazione,  e che non possono essere  rappresentate tramite nessuna analogia: dobbiamo dunque crearci in questo caso delle immagini particolari di cui servirci sempre. (...)";

memoria rerum: "
(...) propria dell'oratore la memoria delle cose (...) possiamo  fissarla disponendo con cura le singole figure rappresentative, così da tener stretti i pensieri tramite le immagini, il loro ordine  tramite i luoghi. (...)"


CICERONE DELL'ORATORE
CLASSICI GRECI E LATINI
Biblioteca Universale Rizzoli Milano - maggio 2006
Libro II, LXXXVI
Pagine 555-561

Torna ai contenuti