Mnemotecniche

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LA MEMORIA


Il caso, la curiosità, il desiderio di conoscenza... qualsiasi motivo vi abbia spinto a leggere della memoria, delle  sue meraviglie, della sua potenza, è opportuno che riflettiate sui pericoli che incorrono coloro i quali la desiderano:

"(...) Io vorrei che gli spirituali riuscissero a vedere chiaramente quanti danni fanno i demoni all'anima per mezzo della memoria quando si usi molto di essa; quante tristezze e afflizioni e gioie vane e malefiche procurano loro, così nei pensieri di Dio come in quelli mondani e quante impurità lasciano abbarbicate al loro spirito, facendoli  anche distrarre dal sommo raccoglimento che consiste nel porre tutta l'anima, secondo le sue potenze, nel solo bene incomprensibile e sgombrarla di tutte le cose apprensibili perché non sono il bene incomprensibile; (...) [1]"

A quanto sembra la memoria, ancor meno quella prodigiosa, non è ambita da tutti, anzi per taluni è un impedimento, un peso plumbeo, dal quale liberarsi per poter ascendere alla verità suprema, a Dio.

Ma perché iniziare un'indagine sulla memoria proprio da queste considerazioni?


Giovanni della Croce (in spagnolo Juan de la Cruz), al secolo Juan de Yepes Álvarez (Fontiveros,  24 giugno 1542 - Ubeda, 14 dicembre 1591). Sacerdote spagnolo fondatore dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi.

"Nei simulacri terreni di giustizia e di temperanza e delle altre idee care all'anima, non c'é luminosità,  e soltanto pochi, appressandosi a questi simulacri, faticosamente, attraverso gli annebbiati organi dei sensi, scorgono le idee imitate da quelli."

Platone, Phaedrus 249E-250D

Probabilmente perché l'intera evoluzione del pensiero occidentale non può prescindere dalla filosofia alla quale si ispira il pensiero di  San Giovanni della Croce. Filosofia, che in qualche modo influenza anche il processo evolutivo delle arti mnemoniche, sebbene si fondino su principi opposti, e la cui considerazione apre una breccia per la via della conoscenza di quella verità, che  forse è la stessa alla quale ambiva il mistico del XVI secolo. Juan de la Cruz, che muove da posizioni diametralmente opposte al mnemonista, delinea inequivocabilmente l'essenza della memoria:

"(...) L'uomo spirituale  abbia questa cautela: di tutte le cose che oda, veda, odori, gusti o tocchi, non tenga archivio, ne faccia preda di esse nella memoria, anzi le lasci subito cadere in oblio e procuri questo, se è necessario, con l'industria che altri pone a  ricordare, di modo che non le resti nella memoria notizia alcuna né figura di esse, come se non fossero neppure al mondo, lasciando la memoria libera e sgravata, non legandola a nessuna considerazione né dall'alto né dal basso, come se  tale potenza di memoria non vi fosse per nulla, e lasciandola liberamente perdere nell'oblio come cosa che disturba: perché tutto ciò che è naturale, se si vuole usare di esso nel soprannaturale, disturba più che non aiuti. (...) [1]

Nel descrivere il processo mistico, per l'ascensione al vero, al divino, Giovanni postula una serie di accorgimenti: una sorta di "mnemotecnica alla rovescia".

Nelle pagine seguenti, attraverso l'analisi  di una serie di opere, viene proposta una linea di lettura del processo evolutivo che ha interessato le arti mnemoniche. La ricerca animata da profonda passione ed inestinguibile desiderio di verità, ha l'esclusivo fine di diffondere la conoscenza,  svelare il fascino ed illuminare luoghi, talvolta oscuri, di un universo, tra i più intriganti: la mente umana.





[1] San Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo, a cura di P.P. Ottonello, UTET, Torino, 1993.


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