Istitutio Oratoria - Mnemotecniche

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Istitutio Oratoria

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MARCO FABIO QUINTILIANO


L'Istituzione Oratoria è un vero e proprio manuale sistematico di pedagogia e di retorica, in 12 libri, compendia l'esperienza di un insegnamento durato vent'anni (dal 70 al 90 ca).

L'XI libro parla della "memoria" e dell'"actio", cioè dell'arte di tenere a mente i discorsi e di porgerli. L'origini dell'arte della memoria è l'esperienza: "(...) L'arte della memoria è
(...) nata,  e non è l'unico caso, dall'esperienza. (...)".

Prima di descrivere i luoghi e le immagini Quintiliano descrive il funzionamento della memoria ed individua una serie di elementi fondamentali  per esercitarla e praticare l'ars memoriae:

il funzionamento della memoria: "
(...) molti credono che essa (la memoria) consista in alcune tracce che si imprimono nella mente, proprio come il sigillo degli anelli viene riprodotto  dalla cera. (...)"; Un sistema utile a tutti  sarà quello di imparare a memoria leggendo le stesse tavolette di cera sulle quali avremo scritto il nostro discorso. L'oratore segue infatti il suo ricordo sulla scorta, per così dire, delle  impronte, e guarda - metaforicamente -  con gli occhi non solo le pagine ma quasi le righe stesse: assomiglia, mentre parla, a una persona che sta leggendo. Se poi ci saranno una cancellatura, un'aggiunta o un cambiamento, si tratta di segni  che, una volta guardati, non ci possono far sbagliare.  (...)";

l'importanza della salute: "
(...) L'imparare a memoria e lo scrivere hanno questo in comune: a tutte e due le tecniche giovano moltissimo la buona  salute, la completa digestione e l'animo libero da ogni altro pensiero. (...)";

l'importanza del silenzio e della voce: "
(...) L'imparare a memoria in silenzio (è stato infatti sollevato anche questo problema)  sarebbe la cosa migliore, se non ci fossero il più delle volte altri pensieri a penetrare nella  nostra mente quando essa è per così dire distratta: sono proprio questi pensieri a rendere necessario stimolare la mente per mezzo della voce, in modo  che la memoria sia aiutata dalla duplice attività del parlare e dell'ascoltare. Ma la voce non  deve essere troppo forte, e deve assomigliare piuttosto a un mormorio. Chi invece impara a memoria un testo che viene letto da un altro, da un certo punto  di vista impara più lentamente, poiché la sensibilità degli occhi è maggiore di quella  delle orecchie; da un altro punto di vista può tuttavia trarne un vantaggio, dal momento che, dopo aver ascoltato il testo una o due volte, si ha subito  la possibilità di mettere alla prova la propria memoria, gareggiando con la persona che Legge  il testo. D'altra parte si tratta infatti di un'esperienza che dovremo assolutamente fare di tanto in tanto, poiché una lettura continua passa oltre con  la stessa velocità sia sulle parti che rimangono pin impresse nella memoria sia su quelle che  lo rimangono meno. Quando fai la prova per vedere se ti ricordi un determinato passo, c'è un maggiore sforzo di concentrazione e non c'è quella perdita  di tempo che si ha quando ripetiamo continuamente le cose che abbiamo già imparato: in questo  modo vengono riprese in mano soltanto quelle che abbiamo dimenticato, ed e cosi che grazie alla continua ripetizione esse sono a fissarsi nella memoria - benché di solito sia proprio questo il motivo per cui esse si imprimono saldamente nella  memoria, e cioé il fatto che prima le avevamo dimenticate. (...)";

l'importanza della pausa notturna:
"(...) E' sorprendente a dirsi, e non ne esiste una spiegazione evidente, quanta solidità fornisca alla memoria l'intervallo di una notte, sia che questo sia dovuto al fatto che la  mente si riposa da quell'attività che era ostacolata proprio dalla  stanchezza, oppure al fatto che la capacità di ricordare, che costituisce l'elemento più importante della memoria, cresca e diventi matura: ciò che non eravamo in grado di  ripetere subito si trasforma, il giorno successivo, in una struttura salda  e coordinata, e la memoria viene irrobustita proprio dal tempo che, solitamente, viene accusato di essere la causa della dimenticanza. Anche il ricordo delle nozioni troppo rapidamente  svanisce altrettanto in fretta e, quasi fosse stato congedato, si  dissolve, proprio come se, una volta portato a termine il suo compito immediato, non abbia nessun dovere per il futuro. Ma non è sorprendente che a restare più infissi nell’animo siano gli insegnamenti che sono stati appresi più a lungo.  Questa diversità delle caratteristiche naturali dei singoli individui ha fatto sorgere un dubbio: gli oratori devono imparare a memoria parola per parola, oppure è sufficiente  che conoscano soltanto il nocciolo dei fatti e la loro disposizione ordinata?  A questo interrogativo non si può certo dare una risposta che valga per tutti e per tutto. Se infatti la memoria mi aiuta, e non mi è mancato il tempo di imparare, non  vorrei che mi sfuggisse nemmeno una sillaba (altrimenti anche lo scrivere sarebbe  del tutto inutile): proprio questo è il risultato che dobbiamo ottenere da piccoli, è questa la consuetudine che la memoria deve raggiungere attraverso l'esercizio:  dobbiamo imparare a non essere indulgenti con noi stessi. Per questo motivo è  sbagliato farsi suggerire e dare un'occhiata al testo che abbiamo scritto, poiché si da via libera alla pigrizia: e ciascuno ritiene di aver imparato bene quello che  non ha paura di dimenticare. (...)";

la memoria aumenta con l'esercizio e con il metodo:
"(...) la memoria (...) si accresce con l'esercizio (...) e la fatica: il metodo più efficace consiste nell'imparare molte cose a memoria, nel meditare molto, e - se è possibile - nel farlo tutti i giorni: non c'è nient'altro come la memoria che cresca per l'esercizio e che diminuisca per la sua mancanza. (...) per la memoria esiste un'arte vera e propria, e che la natura viene aiutata dal metodo, dal momento che  ciò che possiamo fare se abbiamo seguito l'insegnamento dei nostri maestri non possiamo farlo se non abbiamo studiato e non ci siamo esercitati. (...)";

l'attenzione (elemento fondamentale): "
(...) non c'e dubbio  che a questa proposito giochi un ruolo fondamentale l'attenzione dell'animo e, per cosi dire, l'acutezza dello sguardo che non si allontana dalla contemplazione delle cose  che fissa: ne deriva quindi che le frasi che scriviamo per parecchi giorni con  l'obiettivo di impararle noi riusciamo a conservarle nella memoria grazie al semplice esercizio della meditazione. (...)";

la suddivisione e disposizione degli argomenti da memorizzare: "
(...) per ricordare quello che abbiamo scritto hanno molta importanza la suddivisione degli argomenti e la loro corretta disposizione; suddivisione e disposizione, poi, sono quasi necessarie per ricordare le cose sulle quali facciamo esercizio di meditazione (se si esclude la pratica, che è la cosa più importante di tutte). (...) Se la memoria dovrà abbracciare un discorso piuttosto lungo, sarà utile impararlo una parte per volta (la memoria infatti soffre moltissimo quando deve apprendere qualcosa di particolarmente pesante); ma queste sezioni non devono essere troppo brevi, perché altrimenti finirebbero per essere troppo numerose, stancando e frantumando   la memoria. E comunque io non sarei in grado di ordinarne una misura precisa: in linea generale, la cosa migliore sarebbe arrivare fino alla conclusione del passo, purché il passo stesso non risulti essere troppo esteso da dover essere suddiviso a sua volta. Bisogna stabilire alcuni confini ben precisi, in modo che il collegamento coerente delle parole, che è particolarmente difficile, sia aiutato dalla continua e frequente meditazione, e che poi sia lo stesso ordine naturale delle parole, una  volta richiamato dalla memoria, a congiungere le parti stesse. (...) Chi avrà infatti suddiviso correttamente tutti gli argomenti non potrà mai commettere errori nella loro disposizione: se il nostro discorso è corretto, non soltanto  nella  distribuzione degli argomenti ma anche nel loro svolgimento ci sono alcuni punti certi che vanno collocati al primo posto, al secondo e via di seguito; il collegamento di tutti questi argomenti è a tal punto coerente da non lasciare la possibilità di togliere o di aggiungere nulla senza che noi ce ne accorgiamo subito. (...) Le orazioni che sono state costruite in modo corretto guideranno la memoria con la loro struttura continua: come infatti impariamo a memoria i versi di una poesia più facilmente di quanto non facciamo con le frasi di un discorso in prosa, così dei discorsi in prosa impariamo meglio quelli che sono ben collegati tra loro di quelli che non lo sono. Accade così che anche i discorsi che sembravano essere stati pronunciati improvvisando possono essere ripetuti parola per parola. (...)".


Marcus Fabius Quintilianus (Calagurris 35-40 - Roma 96) fu un oratore dell'Impero romano e maestro di retorica, stipendiato dal "fiscus" imperiale.


La descrizione dei luoghi

I luoghi devono essere ordinari e ben saldi nella memoria:

l'importanza dell’ordine: "(…) Simonide, che si ricordava l'ordine dei commensali a tavola, (restituì) i cadaveri ai loro parenti. (…) Da questo episodio di Simonide sembra chiaro che la memoria trae vantaggio dalle collocazioni stabilite dalla mente, e chiunque ne sarà  convinto se lo avrà provato personalmente. Quando torniamo infatti dopo qualche tempo in alcuni luoghi, non soltanto li riconosciamo, ma ci ricordiamo anche di quello che vi abbiamo fatto, e vengono in mente anche le persone, e spesso ci tornano silenziosi  alla memoria anche i pensieri di una volta. (…)";

i loci (descrizione ed aspetti critici): "(…) Alcuni cercano di memorizzare luoghi particolarmente spaziosi, contrassegnati da molte caratteristiche diverse, come per  esempio una grande casa che si divide in molte stanze. Imprimono con attenzione nella loro memoria tutte le cose notevoli che vi si trovano in modo che il loro pensiero possa percorrerne tutte le parti senza indugiare e senza perdere tempo. E questa è  la prima difficoltà, non rimanere incerti e sospesi quando si incontra qualcosa: un ricordo che vuole aiutare la memoria di un altro ricordo deve essere infatti qualcosa di particolarmente sicuro. (…) Quello che ho detto di una casa vale anche  riguardo agli edifici pubblici, a un lungo viaggio, alle mura di una città, ai dipinti. Questi posti è permesso anche immaginarseli. C'e quindi bisogno di luoghi che siano o creati dalla fantasia o presi dalla realtà (…)".



La descrizione delle immagini

Le immagini sono i caratteri, le sillabe, le parole di ciò che dobbiamo ricordare ed il loro corretto uso è fondamentale:

le immagini (definizione): "(…) Per "immagini" intendo i segni  con i quali indichiamo gli argomenti da imparare a memoria, (…)" le immagini o (…) i segni vanno in ogni caso creati dalla fantasia (…)". Si procede in questo modo: "(…) (i pensieri si) marcano con un segno,  che serva loro come ricordo, (…) e questo segno può essere riferito o a un argomento nel suo complesso (come nel caso della navigazione o dell'esercito) oppure a una parola: anche le cose che sfuggono vengono infatti ricollocate nella nostra  memoria grazie al richiamo di una sola parola. Prendiamo, per esempio, un simbolo della navigazione (l'ancora) oppure uno dell'esercito (un'arma qualsiasi). (…)";

uso delle immagini e metodi per la loro formazione:
1°metodo (creare dei segni):
"(…) Sarà tutt'altro che inutile apporre qualche segno a quelle parti che sono particolarmente difficili da memorizzare: il ricordo di quei segni servirebbe da richiamo e finirebbe per risvegliare - se  posso usare questa espressione - la memoria: nessuno è infatti cosi sfortunato da non riconoscere quale segno ha apposto a un determinato passo. (…)";
2°metodo (adattare dei segni): "(…) Ma se avrà qualche  problema nel procedere così, può ancora servirsi di quest'altro rimedio: adattare i segni stessi (si tratta infatti di un utile trucco tratto dalla tecnica di cui ho parlato prima) a quei significati che sfuggono alla mente, come (è l'esempio  di prima) l'ancora se bisogna parlare di una nave o la lancia se l'argomento è una battaglia. Grande è l'efficacia dei segni, e da un ricordo ne nasce un altro, così come lo spostare un anello su un altro dito o il legargli attorno una  cordicella ci fanno ricordare il motivo per cui lo abbiamo fatto. (…)";
3°metodo (trasferire il ricordo da un oggetto all’altro): "(…) Un trucco per rendere la memoria ancora più efficace è quello di coloro che trasferiscono il ricordo di qualcosa passando da un oggetto a un altro che sia simile a quello che si deve ricordare. Questo avviene, per esempio, con i nomi di persona: se per caso ci dobbiamo ricordare il nome Fabio, ci conviene fare riferimento  al famoso Temporeggiatore, un personaggio che non si può dimenticare, oppure a un amico che si chiami allo stesso modo. La cosa è più facile con le persone che si chiamano Apro, Orso, Nasone oppure Crispo: basta ricordarsi quale sia l'origine  di questi nomi. Anche l'origine, a volte, può fornire un aiuto in più se ci dobbiamo ricordare un nome che deriva da un altro, come nel caso di Cicerone, Verrio, Aurelio. [In latino, aper significa "cinghiale", ursus "orso", nasus "naso" e crispus "crespo, riccio"; cicer vuol dire "cece", verres "porco, verro", aurum "oro"] (…)";

la descrizione e la disposizione delle immagini  nei loci: "(…) così (…) stando a quello che dice Cicerone, ci serviamo dei luoghi come se fossero tavolette di cera, e dei segni come lettere dell'alfabeto. (…) La cosa migliore sarebbe anzi ricopiare alla lettera le parole  di Cicerone: «Dobbiamo servirci di molti luoghi, famosi, chiari, separati da brevi intervalli: le loro immagini devono essere però attive, vivaci, notevoli, tali da potersi presentare rapidamente all'animo e da colpirlo». [De Oratore II, 358].  (…) Le dispongono in questo modo: il primo pensiero (l'immagine afferente al primo pensiero) lo assegnano al vestibolo, il secondo (sto facendo un esempio) all'atrio, poi vanno tutto intorno all'impluvio, e le collegano via via non  solo alle camere da letto o a quelle da conversazione, ma anche alle statue e ad altri oggetti simili. [Lo stesso suggerimento si trova nella Rhetorica ad Herennium (III, 29)] (…)";

il recupero delle informazioni memorizzate:  "(…) quando devono ricordare qualcosa, cominciano a passare in rassegna questi luoghi a partire dal primo, e richiedono indietro a ciascuno di quei luoghi il pensiero che gli avevano affidato, in quanto l'immagine di ogni luogo richiama  alla mente i singoli pensieri. Così, anche se molti sono i pensieri che si devono ricordare, ognuno di essi è collegato agli altri come un gruppo di danzatori, e non ci si sbaglia se si congiungono gli oggetti seguenti ai precedenti con la sola  fatica di impararli a memoria;

aspetti critici della memoria verborum: "(…) Un simile sistema sarà meno vantaggioso per imparare a memoria le parti di un'orazione continua: i pensieri non hanno infatti lo stesso aspetto che  hanno gli oggetti, dal momento che bisogna creare un segno per ogni pensiero - anche se pure un luogo fa ricordare una di queste cose, cosi come può anche far ritornare alla mente una conversazione che vi è stata tenuta. Ma in che modo questa  medesima tecnica potrà far ricordare una rigida concatenazione di parole? E tralascio il fatto che alcuni elementi del discorso non possono essere resi con nessun tipo di immagine, come per esempio - è evidente - le congiunzioni. Ammettiamo  infatti di avere, come succede agli stenografi, immagini ben precise di ogni oggetto e un numero addirittura infinito di luoghi, nei quali possano essere collocate tutte quante le parole che ci sono nei cinque libri del secondo processo contro Verre, e che siamo anche capaci di ricordarci di tutte le parole che abbiamo, come dire, messo in cassaforte: ma è proprio necessario che l'andamento rapido e scorrevole del discorso sia ostacolato da questo duplice sforzo di memoria? Come potranno infatti  scorrere con fluidità le singole frasi unite assieme se per ogni singola parola si dovrà guardare ai simboli corrispondenti? Per questo motivo tanto Carmada quanto Metrodoro di Scepsi, del quale ho appena parlato (e che, a detta di Cicerone, si sono serviti di questa tecnica), si tengano pure i loro metodi: e che i nostri insegnamenti siano più semplici. [De Oratore II, 360 ] (…) risulta molto più sicuro imparare solo gli argomenti nelle linee generali e lasciarsi la libertà di parlare. Ognuno infatti dimentica senza volerlo la parola che aveva scelto e non è facile metterne al suo posto un'altra mentre si cerca di ricordare quella che era stata scritta. Ma nemmeno questo è un rimedio per la debolezza della memoria, tranne per coloro che si sono procurati una certa abilità nell'improvvisare. (…)".


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